sabato 19 gennaio 2013
domenica 30 settembre 2012
CUOCHI E FIAMME tarocchianamente parlando
Qualche minuto con questa fantastica truccatrice e le mie occhiaie sono sparite! Fra le sopracciglia e gli occhi mi ha creato bellissime sfumature… A lavoro finito confesso che mi sentivo un tantino Rihanna (Lo so, esagero, ma vi assicuro che questa donna sa come far sentire bella le altre donne), avevo un look fresco e alla moda. Pronta per entrare in scena in una puntata di Cuochi e Fiamme, game show televisivo in cui due sciagurati sfidanti preparano le proprie ricette in un tempo limitatissimo e sotto il giudizio di tre esperti assaggiatori-giudici.
Quello che il trucco non nascondeva era il timore che mi irrigidiva come un stoccafisso. Sotto parananza di rito dello sponsor indossavo una gonna e una camicia che mi stavano benone e ai piedi sandali con i tacchi alti, tanto per non avere l’andatura storta che s’impossessa di me quando sono nervosa.
Chi mi segue sa già della mia partecipazione un paio di anni fa a Pomeriggio Cinque, ma di questo ho già sproloquiato abbastanza qui.
Prima di arrivare li, per capire com’era la trasmissione, avevo passato diversi giorni abbuffandomi di youtubate su C&F, col risultato che ho rischiato l’overdose e ogni giorno mi affezionavo di più ai personaggi che vedevo sullo schermo, più le guardavo e più mi sorgevano in testa idee tarocchiane su di loro, per come li vedevo in video.
Certo che conoscere le persone e frequentarle a volte non è abbastanza per dare un giudizio preciso, figuriamoci guardandoli in video! Ma tarrocchianamente parlando, vi dirò cosa mi frulla per la testa:
Fiammetta Fadda, la giornalista enogastronomica, terza assaggiatrice-giudice dei piatti, dal video per me somigliava all’arcano II, La Papessa, dotata di calma e ottima gestione dei silenzi. Prima di parlare appare impenetrabile, poi quando si esprime è palese la sua capacità di intesa mentale con l’universo cibo. L’avevo già incrociata ad un evento a Milano e ogni tanto leggo la sua rubrica su Panorama. Di lei mi ha colpito, sia sullo schermo che personalmente, l’eleganza che trascende al vestirsi, ma che è nei nei modi e nella espressione di se. Uno dei simboli della papessa è l’uovo che significa nascita, ma anche la solitudine che ci vuole per covarlo. Da vicino Fiammetta mi è sembrata ancora di più la Papessa. Persona con la quale credo che instaurare un scambio mentale sia un grande privilegio. Beati quelli che la hanno come amica.
Questi tre personaggi cosi diversi fra loro, compongono un interessante mix di commenti gastronomici a volte divergenti, ma sempre coerenti. La soma dei loro voti decreta il vincitore annunciato da Simone Rugiati, cuoco e comunicatore talentuoso che presiede il tutto.
Per me Simone è l’arcano numero uno, il mago. Il prestigiatore che in piedi davanti al proprio tavolo apparecchiato con i quattro elementi, gioca. Lui saccente artefice della propria fortuna, intrattiene con simpatia il pubblico dall’altra parte dello schermo, fa da collante agli due sciagurati sfidanti intervistandogli e aiutando nella preparazione delle ricette, con brio presenta i piatti ai giudici coinvolgendoli nella interazione durante la trasmissione.
Quel giorno ho visto Chiara assaggiare ben tre e ripeto, ben tre forchettate un mio piatto. Riccardo dare voto massimo alle mie tagliatelle fusion. Fiammetta che a trasmissione finita chiacchierava con me smangiucchiando l’uovo da me preparato, mentre io la guardavo pensando “Solo La Papessa poteva apprezzare in questo modo l’uovo”! Simone che si affaccendava aiutandomi sotto il mio sguardo incerto, ma che va bene lo stesso, tanto lui è Il Mago e quando ti si avvicina con quell’aura solare ti coinvolge… Ho conosciuto i mitico Dino de Bellis lo Hierofante, arcano V, che dietro alle quinte cura la spesa guida le sue assistenti nella mise en place delle pietanze preparate in trasmissione.
Le teste pensanti di autori e personale di produzione quasi tutto al femminile e giovanissime fanno succedere tutto questo… Alla fine della fiera, quello che più mi è rimasto impresso è la gentilezza e la cordialità che sia a telecamere accese, che spente alleggiava nello studio. Sono entrata tesa e sono uscita leggera. Felice.
Se volete sapere l’esito della sfida, le ricette e tutto il resto sintonizzatevi sul canale "La7d" Mercoledì 10 Ottobre alle 19:10 giorno in cui andrà in onda tutto questo.
La puntata è andata in onda. Aggiungo post scriptum qui sotto:
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domenica 26 agosto 2012
LETTERA APERTA ALLA PAURA
Paura.
Conosco le tue manie di grandezza e lungi da me l’idea di sminuirti. Tu sei un sentimento che è l’esperienza centrale nella vita della maggior parte delle persone e a volte hai anche stoppato i miei dribbling, ma guardando me stessa con benevolenza, vedo che il germogliare di ogni mia conquista, incominciava nell’esatto momento in cui decidevo di proseguire, nonostante il sentore della tua alitata insistente sulla nuca. Quelle volte in cui tu perdevi e io vincevo concretizzando le espressioni del mio io e non le tue, era bello.
Anche setroppo spesso mi sono autodefinita una persona paurosa, riconosco che avventurarsi, impegnarsi, rischiare, è vivere e per vivere è necessario non avere paura.
È necessario non averti vicino. Non che io ce l’abbia con te, sentimentino impregnante e bastardo (che non sei altro). Tu permei le relazioni sociali “favorendo” quelli che subdolamente gestiscono le paure altrui come corde di manipolabili marionette… Quelli che ascendono sui gradini delle paure altrui sono a loro volta guidate da qualche disegno malefico, che prima o poi le presenterà il salatissimo conto al quale non saranno all’altezza di adempiere. Tiè.
Sta ad ognuno di noi scegliere di ascendere per meriti propri, tirandosi fuori dalla condizione di marionetta-gradini per l’ascesa dei furbastri indolenti, perciò avendo pieni gli zebedei della tua presenza ti metto al bando, sapendo che se il nostro rapporto è arrivato fin qui non è nemmeno merito tuo, ma sono stata io, che ingenuamente credendoti necessaria, ti ho portata avanti con me.
Conquesto esorcismo questa lettera dichiaro la tua fine, senza paura di sbagliare, tanto se sbaglio, che male c’è?… Ci si può semplicemente stancare di te e anche se con me rimarrà ancora qualche timore e continuerò a pensare che chi nella vita non teme nulla è pazzo e/o estremamente noioso, dichiaro che i tuoi servizi non sono più necessari, anzi non lo sono stati mai.
Fra noi è finita. Questo è quanto.
Conosco le tue manie di grandezza e lungi da me l’idea di sminuirti. Tu sei un sentimento che è l’esperienza centrale nella vita della maggior parte delle persone e a volte hai anche stoppato i miei dribbling, ma guardando me stessa con benevolenza, vedo che il germogliare di ogni mia conquista, incominciava nell’esatto momento in cui decidevo di proseguire, nonostante il sentore della tua alitata insistente sulla nuca. Quelle volte in cui tu perdevi e io vincevo concretizzando le espressioni del mio io e non le tue, era bello.
Anche se
Sta ad ognuno di noi scegliere di ascendere per meriti propri, tirandosi fuori dalla condizione di marionetta-gradini per l’ascesa dei furbastri indolenti, perciò avendo pieni gli zebedei della tua presenza ti metto al bando, sapendo che se il nostro rapporto è arrivato fin qui non è nemmeno merito tuo, ma sono stata io, che ingenuamente credendoti necessaria, ti ho portata avanti con me.
Con
Fra noi è finita. Questo è quanto.
sabato 23 giugno 2012
CEDERE IL PASSO SIGNIFICA RIMANERE SOLI.
Questi giorni ho pensato moltissimo a mia madre e a le cose che mi ha insegnato, mi diceva (e ancora dice) tipo “Ti romperai l’osso del colo!” (per una mamma non ti romperai mai il mignolo, ma la rottura dell’osso del colo, in tutto il mondo e paese, è quel che vedono nelle loro madre-visioni) “Stai attenta a questo… Non fare quell’altro…”
Mescolate a tutte le raccomandazioni mammesche, mia madre mi ha insegnato moltissime cose belle, ma ho appreso anche quelle che non mi ha detto, ma mi ha messo davanti agli occhi con le sue gesta, azioni, decisioni… Ho sempre visto per tutta la mia infanzia e adolescenza (ho vissuto con i miei genitori soltanto fino ai 19 anni) mia madre che si prodigava per gli altri e con un scambio equo di energie e favori che rendeva la vita più bella attraverso la condivisione delle cose semplici e anche io sono sempre immischiata in vortici di scambi col prossimo e sono felice di questo.
Ma fra le cose che ho imparato troppo tardi è che dovevo salvare me stessa dall’aver appreso il suo cedere il passo al consorte.
Accidenti! Non è affatto semplice mettere in pratica questa cosa di sorpassare la propria madre, di agire in modo diverso… Ho anche io spesso ceduto il passo, messo da parte me stessa e dato in mano ad altri le chiavi della mia esistenza… Sono diventata talmente brava in questo che lo faccio anche a relazione finita… Lascio che la gente pensi che sono ancora con lui (anche se viviamo in case separate), per la sciocca idea che questo possa essere cosa buona, per il semplice e idiota motivo che nella frazzioncina dalle idee medioevale dove vivo alla gente fa comodo vivere cosi.
Non è che a furia di cedere il passo ci si dimentichi a cosa servono le gambe?
E se poi i luoghi dove arrivare finiscono nel dimenticatoio?
Echecazzo! Questo è un mondo di uomini e una donna che cede il passo è spacciata ancora prima di incominciare qualsiasi camminata e soprattutto è sola (indipendente dal fatto di vivere o meno in una relazione), cedere il passo è più che ritrovarsi sola, è anche ritrovarsi sperdute e atroffizate alla vita. Diventare una zoombie-donina-per-bene, che senza un petegolezzo al giorno va in crisi di astinenza con convulsioni di bile contro le altre donne.
E' ora che io accetti di sorpassare mia madre e soprattutto di non cedere il passo ai altri perché tanto con le gambe mie non saprebbero nemmeno cosa fare.
E’ ora che io accetti di spalancare le braccia alle cose belle che la vita mi dona senza immollarmi nell’altare delle privazioni far felici gli altri.
Forze la salvezza stia nel vedere attorno a noi le donne atrofizzate per quello che sono: sempre pronte a dispensare consigli su come cedere il passo... Le guardo e vedo quello che non voglio diventare.
Nè come le donnine per bene nè come mia madre.
Credo che essere Mary possa bastare.
Mescolate a tutte le raccomandazioni mammesche, mia madre mi ha insegnato moltissime cose belle, ma ho appreso anche quelle che non mi ha detto, ma mi ha messo davanti agli occhi con le sue gesta, azioni, decisioni… Ho sempre visto per tutta la mia infanzia e adolescenza (ho vissuto con i miei genitori soltanto fino ai 19 anni) mia madre che si prodigava per gli altri e con un scambio equo di energie e favori che rendeva la vita più bella attraverso la condivisione delle cose semplici e anche io sono sempre immischiata in vortici di scambi col prossimo e sono felice di questo.
Ma fra le cose che ho imparato troppo tardi è che dovevo salvare me stessa dall’aver appreso il suo cedere il passo al consorte.
Accidenti! Non è affatto semplice mettere in pratica questa cosa di sorpassare la propria madre, di agire in modo diverso… Ho anche io spesso ceduto il passo, messo da parte me stessa e dato in mano ad altri le chiavi della mia esistenza… Sono diventata talmente brava in questo che lo faccio anche a relazione finita… Lascio che la gente pensi che sono ancora con lui (anche se viviamo in case separate), per la sciocca idea che questo possa essere cosa buona, per il semplice e idiota motivo che nella frazzioncina dalle idee medioevale dove vivo alla gente fa comodo vivere cosi.
Non è che a furia di cedere il passo ci si dimentichi a cosa servono le gambe?
E se poi i luoghi dove arrivare finiscono nel dimenticatoio?
Echecazzo! Questo è un mondo di uomini e una donna che cede il passo è spacciata ancora prima di incominciare qualsiasi camminata e soprattutto è sola (indipendente dal fatto di vivere o meno in una relazione), cedere il passo è più che ritrovarsi sola, è anche ritrovarsi sperdute e atroffizate alla vita. Diventare una zoombie-donina-per-bene, che senza un petegolezzo al giorno va in crisi di astinenza con convulsioni di bile contro le altre donne.
E' ora che io accetti di sorpassare mia madre e soprattutto di non cedere il passo ai altri perché tanto con le gambe mie non saprebbero nemmeno cosa fare.
E’ ora che io accetti di spalancare le braccia alle cose belle che la vita mi dona senza immollarmi nell’altare delle privazioni far felici gli altri.
Forze la salvezza stia nel vedere attorno a noi le donne atrofizzate per quello che sono: sempre pronte a dispensare consigli su come cedere il passo... Le guardo e vedo quello che non voglio diventare.
Nè come le donnine per bene nè come mia madre.
Credo che essere Mary possa bastare.
lunedì 2 gennaio 2012
REBUS IRRISOLTO…
Io che non so trattenere le emozioni, che mi si legge in faccia ogni pensiero, che spesso cambio idea davanti alla meta… E beh… Sono insicura… Io, per un po' ho avuto un tarlo in testa.
Mi chiedevo se esistessi davvero qualcuno che fossi abbastanza per se stesso, cosi com’era?
Qualcuno che riesce a vivere al di fuori del banalissimo vortice dei comuni mortali cercatori di plenitudine nel denaro, nel sesso, nel dovere compiuto… Uno sicuro, con circostanze fredde di dura razionalità, piantato su questo pianeta con solidità e pesantezza… Mi chiedevo se non fossi una noiosissima creatura alla Spock.
Amore e amicizia hanno un prezzo, ma l'essere solitario spesso non si dà agli altri perché è avaro di se stesso e dietro al pseudo mistero probabilmente sguazza nel nulla.
Eppure, invece di scappare, mi sentivo tentata di allungare la mano e fare sentire alle mie ditta quel che da me appariva cosi lontano, estraneo apparentemente estremo…
Perché mai ci sentiamo stuzzicati a sperimentare i pensieri dell'altro, quando sono agli antipodi dei nostri?
Il faccia a faccia con la solidità dell’altro per l’insicuro, per me, è una sfida a non scivolare nel sentirmi in dovere di compiacere l’altro.
Questabega faccenda non faceva per me, sono stata scartata ho deciso di mollare.
Ci sono altre cose per me e io ci sono per tante altre cose.
Non so quali strade percorrerò nella evoluzione della mia vita, ma la vita è l'arte dell'incontro. Da ogni incontro si impara da se stessi, sopratutto quando l'altro è cosi generoso da permetterti di specchiarsi nei suoi occhi.
Questo è quanto.
Mi chiedevo se esistessi davvero qualcuno che fossi abbastanza per se stesso, cosi com’era?
Qualcuno che riesce a vivere al di fuori del banalissimo vortice dei comuni mortali cercatori di plenitudine nel denaro, nel sesso, nel dovere compiuto… Uno sicuro, con circostanze fredde di dura razionalità, piantato su questo pianeta con solidità e pesantezza… Mi chiedevo se non fossi una noiosissima creatura alla Spock.
Amore e amicizia hanno un prezzo, ma l'essere solitario spesso non si dà agli altri perché è avaro di se stesso e dietro al pseudo mistero probabilmente sguazza nel nulla.
Eppure, invece di scappare, mi sentivo tentata di allungare la mano e fare sentire alle mie ditta quel che da me appariva cosi lontano, estraneo apparentemente estremo…
Perché mai ci sentiamo stuzzicati a sperimentare i pensieri dell'altro, quando sono agli antipodi dei nostri?
Il faccia a faccia con la solidità dell’altro per l’insicuro, per me, è una sfida a non scivolare nel sentirmi in dovere di compiacere l’altro.

Questa
Ci sono altre cose per me e io ci sono per tante altre cose.
Non so quali strade percorrerò nella evoluzione della mia vita, ma la vita è l'arte dell'incontro. Da ogni incontro si impara da se stessi, sopratutto quando l'altro è cosi generoso da permetterti di specchiarsi nei suoi occhi.
Questo è quanto.
sabato 10 dicembre 2011
LA TORRE cambiamenti che fanno male
Di questo arcano avevo già scritto qui.
La torre viene ferita dal fulmine nella sua rigidità. Cosi come tante cose possono ferirci in forma liberatoria, sfidandoci a compiere transizioni, che altrimenti non affronteremo.
A volte la felicità può arrivare dopo rivelazioni dolorose, crollo di illusorie maschere sociali, pulizie nelle proprie emozioni, sentimenti spazzati via... Momenti di rottura talmente grandi che niente è come prima, ma non è indolore smettere di patrocinare le proprie prigioni con l’inerzia che serve a tenerle in piedi.
Allora io cambio, miglioro, ma che fare con quel certo rancorino nei confronti dei “fulmini” a volte a forma di persone, che ci obbligano a tali cambiamenti?
Devo ancora crescere, intanto cambio…
domenica 20 novembre 2011
CHE L’AMORE NON SIA ZAVORRA
I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perche’ loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perche’ la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non e’ dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perche’ la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
(Khalil Gibran)
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perche’ loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perche’ la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non e’ dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perche’ la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
(Khalil Gibran)
sabato 22 ottobre 2011
TEMERE LA VITA E' QUASI COME ESSERE MORTI
"La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura". M.Kundera
"...la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare" Giovanotti
Seguire l’istinto può portarci impadronirci dei segreti della vita attraverso la conoscenza del nostro proprio cuore, ma se abbiamo una “mente semplice”? (mi chiedo io) dobbiamo difenderci dal finire come la delicata e ingenua Ofelia, morta fra i fiori e l’acqua? ![]()
Se amare è non temere l’altro, l’amore richiede più intelligenza di quanto ci raccontino nelle fiabe.
giovedì 1 settembre 2011
domenica 12 giugno 2011
QUATTRO VOLTE SI
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